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Tra le tematiche a cui L’associazione Lagrange ha voluto e vuole porre un accento forte, è proprio la problematica culturale, non foss’altro che l’obiettivo principale del nostro costituirci è stato proprio quello di porci come soggetto culturale. Ma a questo punto vorremmo chiarire anche cosa s’intende per noi disporsi alla cultura, riferendoci, in questa sede, all’annosa questione dell’essere soggetti di cultura o semplicemente fautori di essa, ma ancor più nello specifico essere cultura perché con essa ci connotiamo o più semplicemente ci limitiamo a far cultura distinguendoci da essa, avendone solo meriti produttivi. Se cultura è l’insieme dei modi espressivi, ideologici, comportamentali o sorgente di azioni e risoluzioni tesi a mutare e migliorare il vivere sociale, allora la cultura pone quale suo oggetto sicuramente una serie di atteggiamenti produttivi, dove l’individuo può solo porsi come genio ordinatore e costruttore dell’evento culturale. In tal contesto il soggetto di cultura circostanzialmente forma e incentiva il processo culturale, una sorta di speculatore intimamente legato ad una ideologia di fermenti culturali che, tesi ad ottenere risultati utili ed evidenti, pone la cultura solo come mezzo asservitore del proprio esistere e non la confonde intimamente con sé ma la ritiene strumento subordinato all’essere sociale. La formazione allora sarebbe il momento di predicazione dell’evento sociale e l’espressione culturale il momento di programmazione e crescita, la fase in cui la creatività e la critica adducono elementi di sostanziale crescita speculativa, come si è già detto. La dicotomia esistenziale allora è la soluzione indefettibile? Anche questa, a nostro parere, sarebbe una forma altrettanto pragmatica e dottrinale di concepire la cultura. Essere o fare cultura non è l’unico modo di dare un’interpretazione alla cultura, perché esser cultura confonderebbe l’individuo con il suo concetto mentre farla distinguerebbe troppo lo stesso dal suo intervento nei fatti, nei pensieri e nelle forme che la cultura, nel suo variegato panorama di modi espressivi, tende a porre in essere. Concretamente noi crediamo che cultura sia un processo si di crescita progressiva, che però per il suo stesso mutare, per il suo esprimersi in forme soggettive e collettive, per la sua enorme capacità di modi e sensi espressivi debba essere vissuta, per noi la cultura si deve vivere. Ciò non implica asservimenti o simbiosi indissolubili con essa, né vuole discostarsi ed affiancarsi in modo speculativo a seconda delle esigenze ma il nostro vuole essere un momento di conoscenza e partecipazione attiva, per poi dar vita ad un secondo momento, altrettanto valido e necessario, quale è la critica fatta di analisi, condivisione, osservazione nel merito e magari anche opposizione dialettica qualora fosse necessario. Riteniamo che gli strutturalismi siano un utile mezzo didascalico ma che non appartengano sicuramente alla fase divulgativa della cultura, riteniamo ogni metodologia necessaria all’apprendimento degli esperti per ogni settore ma che si limiti ad un momento di studio, di laboratorio e di esperimento. In sostanza riteniamo la cultura un bene assoluto che sia di dominio di tutti, che terminata la sua fase di produzione sia resa comprensibile e fruibile a tutti, perché ognuno possa sapere, acquisire soprattutto comprendere ciò che si scopre, si pensa, si scrive, si immagina. La cultura deve creare i mezzi di una vita migliore in cui non vi siano né sterili formalismi né paranoici fanatismi, perché ognuno, aldilà della sua appartenenza sociale ed oltre ogni settorializzazione in classi o censi, possa far parte attiva del mondo culturale, tale da vivere la cultura senza doversi porre condizionamenti di appartenenze o distaccarsi in eventi occasionali in cui esprimere e fruire la cultura. Col nostro lavoro tentiamo e ci sforziamo da tempo di coinvolgere chiunque, con gran fatica e consapevoli dei limiti addotti, alle conoscenze ed alla formazione culturale, per quanto ovviamente resoci possibile dagli argomenti e dalla complessità degli stessi. Con questo non disdegnando comunque il dibattito e la condivisione con tutti gli esperti di settore, avendo cura però di adeguare il linguaggio tecnico nei modi previsti allo specifico culturale trattato, ciò perché riteniamo privilegiato il dialogo semplice con l’utente non esperto, che è il vero fruitore finale della cultura rispetto a chi della cultura ne fa un modo d’essere, perché per noi la cultura è di tutti e per tutti. Più che un modo o un momento d’essere la cultura è per noi un lungo ed intenso momento da vivere. E noi? Rimaniamo gli stessi di prima, in cambio saremo arricchiti di nuove conoscenze e modi espressivi, ma rimarremo sempre noi stessi.
Nicola De Cristofaro
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